Un servizio televisivo per raccontare la vita degli ospiti, ex pazienti del Santo Stefano. Un progetto innovativo basato sul living lab

Il Tgr Marche in visita alla

Sono in tre: Marco (56 anni), Giovanni (58 anni, per tutti “Ciccio”) e Fortunato (57 anni). Da oltre 40 anni erano ricoverati presso l'Istituto Santo Stefano ma dal 2016 vivono nella "Casa domotica" di via Aprutina 200. 
La “Casa domotica”, realizzata dal Santo Stefano Riabilitazione in un locale adiacente la clinica portopotentina, ha dato la possibilità di godere di una vera autonomia ai tre ex pazienti  grazie in parte ad alcune soluzioni e accessori che agevolano la vita quotidiana.

Ma l'autentica novità è rappresentata dall’esperienza di progettazione di una soluzione basata sull’ascolto e sull'analisi dei bisogni (living lab). Tanto da aver creato un ambiente in cui si stanno sviluppando percorsi per il miglioramento della qualità della vita di persone con disabilità e il recupero di alcune loro autonomie. 
I tre stanno gradualmente prendendo dimestichezza con quella che, fino a poco tempo fa, era una vita “sconosciuta”. Ora vivono in una condizione di day hospital in Santo Stefano, per la cura della persona, le terapie e la riabilitazione di cui necessitano ed hanno una badante che si occupa di loro giorno e notte: ma tutto il resto è, così come aspiravano da tempo, lasciato alla loro autonomia. Pianificare la propria giornata; programmare quando andare a fare la spesa e cosa acquistare; sbrigare le molteplici e variegate cose quotidiane. Attività che, per loro, sono tutt’altro che scontate. 
La tenacia, a Marco, “Ciccio” e Fortunato certamente non manca e la sfida dell’autonomia non li spaventa.

La Casa domotica è funzionale a sperimentare una “semiresidenzialità a domicilio”, una nuova forma di assistenza che vede Santo Stefano assistere Giovanni, Marco e Fortunato in determinate fasce orarie, garantendo gli interventi terapeutici e riabilitativi di cui necessitano. L’assistenza di carattere medico sarà invece delegata al medico di medicina di base di competenza e l’assistenza sociale agli Uffici del Comune e dell’Asur. Un ruolo importante è in mano anche al volontariato che affianca Santo Stefano nel percorso di inclusione sociale dei tre ex pazienti con il territorio.
La Casa è una delle concretizzazioni del più ampio progetto “Pass” che, con Santo Stefano capofila, ha avuto partner la Regione Marche, Unicam, due centri di ricerca e sviluppo tecnologico (Meccano e Cosmob) e un importante pool di aziende.

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