Al CAR di Jesi, da quattro anni è attivo un progetto in piccolo gruppo dei bambini autistici con i compagni di classe

Autismo e psicomotricità

Negli ultimi decenni la nostra capacità di comprendere i peculiari aspetti sociali, comunicativi e comportamentali  dei bambini con disturbo dello spettro autistico è notevolmente aumentata.

Nel periodo pre-scolare  il progetto terapeutico è centrato sul bambino, sulla famiglia e sul contesto ambientale con una connotazione fortemente abilitativa (far emergere le abilità). Il nostro primo obiettivo è aiutare i genitori con informazione, suggerimenti psicoeducativi e coinvolgimento attivo  nel progetto terapeutico in modo da attivare le loro risorse per la gestione del quotidiano e far diventare la famiglia luogo privilegiato per la crescita comunicativo-sociale del bambino.

L’inserimento nel ciclo della scuola primaria (6-10 anni) rappresenta un periodo critico, un passaggio importante di nuovi confronti, fornisce elementi per aumentare la consapevolezza delle reali difficoltà del bambino e destabilizza equilibri precari, pertanto anche le caratteristiche dell’intervento devono assumere connotazioni peculiari.

La famiglia continua ad essere la centralità nel progetto terapeutico per la diversificazione delle attività del bambino, per l’adeguata organizzazione delle stesse in accordo alle esigenze di tutti i membri della famiglia e per un costante lavoro sulle autonomie. In questa fase la SCUOLA diventa spazio privilegiato, in quanto oltre a favorire gli apprendimenti accademici, permette di realizzare la parte del programma finalizzato al miglioramento dell’interazione sociale, all’incremento della comunicazione funzionale ed alla diversificazione delle attività e degli interessi.

La presenza dei COMPAGNI  rende l’ambiente scolastico un palcoscenico naturale, in cui il soggetto può generalizzare le acquisizioni e le  competenze emerse in setting strutturati.

I coetanei, con la loro spontaneità  che li caratterizza , la naturalezza del loro modo di rapportarsi e la capacità di una sintonizzazione empatica, si pongono come figure  particolarmente idonee per promuovere le competenze relazionali e comunicative –linguistiche del bambino autistico.

E’ evidente che questo ruolo che possono svolgere i coetanei è  soprattutto  POTENZIALE; pertanto si rende necessario un loro coinvolgimento ATTIVO, attraverso la sensibilizzazione nei confronti di tematiche, che per la loro complessità, devono essere affrontate con modalità e strumenti adeguati al livello di sviluppo.

Da queste importanti considerazioni,all’interno del nostro Cars di Jesi, da circa quattro anni, abbiamo sperimentato un  trattamento psicomotorio in piccolo gruppo, nel quale vengono coinvolti attivamente i compagni di classe dei bambini autistici e la terapista  funge da mediatore.

La psicomotricità rappresenta una proposta terapeutica che nel bambino autistico si propone  come obiettivi di favorire  la comparsa di segnalatori sociali (contatto oculare, sguardo referenziale, sorriso), aumentare i tempi di attenzione condivisa, facilitare l’uso appropriato degli oggetti, stimolare la comunicazione, arricchire il vocabolario, diminuire determinati comportamenti (iperattività, passività, stereotipie motorie, condotte auto lesive ecc. )e ampliare gli interessi.

Il trattamento comprende un ciclo 10 incontri di sedute di  psicomotricità in piccolo gruppo con uno o due compagni di classe, il bambino autistico e la terapista, la frequenza è monosettimanale per la durata di 45 minuti. La partecipazione dei compagni è libera, ma programmata con la collaborazione dell’ insegnante di sostegno e della terapista.

Durante la seduta vengono proposte:

  • attività ludico motorie (percorsi motori, giochi con la palla , calcio, pallacanestro, bowling ecc.) per promuovere il contatto oculare,  lo scambio, la reciprocità, l’attesa e la turnazione, l’imitazione motoria e la condivisione di interessi;
  • attività strutturate a tavolino con semplici giochi tipo memory, domino , carte UNO, tablet e attività fine-motorie (didò, collage, sabbia ,travasi, infilare perle,costruzioni ecc.)  per promuovere le competenze comunicative-linguistiche  ( l’uso dei segni, del quaderno pecs o del comunicatore) la condivisione degli oggetti e il rispetto delle regole.

Nelle prime sedute è il terapista che fa da organizzatore e mediatore nelle varie attività indicate,  guida con prompt fisico e verbale il bambino autistico e facilita i coetanei nella messa in atto di strategie comportamentali, relazionali e comunicative più idonee.  Nelle sedute successive, il terapista  lascia sempre più spazio e autonomia ai compagni che diventano maggiormente abili nella gestione e nel coinvolgimento del loro compagno autistico.

Durante le sedute, il terapista si rende anche disponibile a rispondere a qualsiasi curiosità dei compagni per comprendere il più possibile i comportamenti bizzarri, le anomalie sensoriali, gli interessi inusuali e ripetitivi che caratterizzano i bambini autistici.

Al termine di questi cicli di trattamento psicomotorio i bambini autistici hanno dimostrato una maggior disponibilità alla collaborazione nelle varie attività proposte, un aumento dei tempi di attenzione condivisa, un maggior contatto oculare e di interazione sociale, un incremento dell’intenzionalità comunicativa e diminuzione dei comportamenti problematici.

I coetanei hanno acquisito una maggior consapevolezza dei punti di forza e di debolezza del loro compagno, hanno scoperto in lui nuove abilità che non conoscevano, sono diventati più capaci nel prevenire e gestire i suoi comportamenti disadattavi, hanno compreso l’utilità e l’uso del rinforzo, hanno trovato strategie più idonee per riuscire a condividere delle attività piacevoli

Tale esperienza si è rilevata molto positiva anche dal punto di vista emotivo-affettivo-relazionale, rafforzando i rapporti in ambito scolastico ed extra-scolastico (feste di compleanno e gite) inoltre  è stata un’occasione  di sensibilizzazione dei bambini e delle famiglie nei confronti della disabilità, rendendosi  disponibili a partecipare a nuovi cicli.

a cura di Marisa Canafoglia, fisioterapista del Centro Ambulatoriale Santo Stefano Riabilitazione di Jesi

 


2018-11-28